L’As Roma ha un robot di telepresenza per accorciare le distanze con i tifosi

Un robot per accorciare le distanze. L’As Roma ha da poco aggiunto alla sua rosa Asr27. Si tratta di un robot di telepresenza con un tablet al posto della testa, videocamere, microfoni, altoparlanti e telecomandabile in remoto. Grazie a lui, dallo scorso novembre i giallorossi sono diventati il primo club italiano di calcio a consentire ai propri tifosi un accesso esclusivo alle partite (e ad altre situazioni) attraverso uno strumento di comunicazione finora poco familiare a campi e spogliatoi. In occasione del match Roma-Fiorentina (finito 2 a 0 per i padroni di casa) i membri del Roma Club Los Angeles hanno per esempio avuto la possibilità di visitare virtualmente lo stadio Olimpico e di interagire con i calciatori e l’allenatore, festeggiando la vittoria con la squadra al termine dell’incontro.

È stata solo la prima tappa di un percorso ben più articolato e ambizioso: il club intende infatti sfruttare questo nuovo innesto robotico, un giocatore a tutti gli effetti, per continuare in massima sicurezza le attività sociali con i propri calciatori negli ospedali, nelle case famiglia, nelle abitazioni. Ovunque la comunità giallorossa chiami la Roma, in uno scambio continuo fra società e tifosi che segna da sempre il rapporto fra mondo giallorosso e simpatizzanti: empatico e sinergico in ogni parte del mondo e in ogni condizione.

È capitato con Joshua, un ragazzo romano di 18 anni alle prese con la depressione, o con Matteo e Paolo, nipote 29enne e zio 50enne (affetto da sindrome di Down), che hanno vissuto insieme una storia incredibile legata alla Covid, quando Matteo si è fatto ricoverare insieme a Paolo in un ospedale romano. Capiterà ancora, in contesti e situazioni differenti ma accomunate dalla necessità di continuare a stare vicini e in contatto con le persone in questi mesi complessi. Con i tifosi lontani, certo, ma anche quelli vicini ma con storie particolari. Wired ha intervistato Francesco Calvo, Chief Operating Officer della società capitolina, per scoprire i segreti del progetto.


La pandemia non ha solo svuotato gli stadi, ha anche rinchiuso squadre e giocatori dentro bolle che li rendono ancora più irraggiungibili di prima: la tecnologia può aiutarci a recuperare almeno un po’ di empatia e calore?

“Purtroppo la pandemia sta stravolgendo le nostre abitudini in ogni ambito e in modalità che mai avremmo immaginato. Il ruolo primario della tecnologia nelle nostre vite ha avuto una accelerazione incredibile e tutti stiamo cercando di capire come ottimizzarla. Il calcio non fa eccezione e anche noi stiamo sperimentando varie soluzioni, varie vie, sia in ambito tecnologico sia in ambito non tecnologico, per non perdere l’empatia che il club e i suoi giocatori hanno sempre avuto con i propri tifosi. Anche se, e qui devo essere onesto, nessuna esperienza tecnologica può eguagliare il piacere di vedere una partita allo stadio o di incontrare i propri beniamini dal vivo”.