I problemi degli abbonamenti a Facebook e Instagram con le regole su privacy e consumatori

Con il suo nuovo servizio a pagamento per usare Facebook e Instagram senza pubblicità, Meta starebbe violando ancora una volta le leggi europee sulla privacy e di tutela dei consumatori. Lo afferma un reclamo dell’Organizzazione europea dei consumatori (Beuc), assieme alle autorità di 18 paesi membri, arrivato a seguito della denuncia presentata al Garante privacy austriaco da Noyb, organizzazione leader per la tutela dei diritti digitali in Unione europea.

21 January 2022, Berlin: On the screen of a smartphone you can see the icon of the app Instagram. Photo:
Fabian Sommer/dpa (Photo by Fabian Sommer/picture alliance via Getty Images)PICTURE ALLIANCE/GETTY IMAGES - Fonte Wired

Da novembre 2023, Meta ha offerto ai suoi utenti di scegliere se continuare a usare gratuitamente Facebook e Instagram, ma essere tracciati e profilati dall’azienda per diventare bersaglio di annunci personalizzati, o pagare un abbonamento mensile da 9,99 euro (251,88 euro all’anno) per avere accesso ai suoi prodotti senza pubblicità. Sistema definito da Beuc come “paga o accetta” e che si delinea come una specie di tassa sulla privacy, per cui o paghi o cedi i tuoi dati. Tutto ciò, nonostante solo circa il 3% dei consumatori europei vogliano annunci personalizzati, come sottolinea una ricerca Gallup.

Beuc, assieme alle autorità per la tutela dei consumatori di Bulgaria, Repubblica Ceca, Danimarca, Francia, Grecia, Italia, Lettonia, Lituania, Paesi Bassi, Norvegia, Polonia, Slovacchia, Slovenia, Spagna e Svezia, ha contestato la nuova offerta come “ingiusta e illegale”, sottolineando come il gigante tecnologico stia “violando il diritto dei consumatori dell’Unione europea utilizzando pratiche sleali, ingannevoli e aggressive, tra cui il blocco parziale dell’utilizzo dei servizi da parte dei consumatori per costringerli a prendere una decisione in tempi brevi, e fornendo informazioni fuorvianti e incomplete durante il processo”.

Il blocco anche parziale delle funzionalità di Facebook e Instagram, imposto agli utenti che non hanno ancora scelto tra le due opzioni, costituisce infatti una pratica aggressiva in base alle leggi europee sulla tutela dei consumatori, andando a creare un senso di urgenza che spinge gli utenti a prendere una decisione che potrebbero non apprezzare. Inoltre, non è detto che l’opzione a pagamento comporti l’assenza di tracciamento e profilazione, ma solo che queste non verranno usate per la pubblicità, mentre l’azienda potrebbe comunque continuare a raccogliere e trattare i dati personali per altre finalità.

Dato il potere di mercato dei servizi di Meta nell’Unione europea e gli effetti di rete delle piattaforme di social media, gli utenti non hanno nemmeno una vera libera scelta nell’abbandonare Facebook o Instagram, perché perderebbero tutti i contatti, le interazioni e i legami costruiti nel corso degli anni, non solo a livello personale ma anche commerciale. Infine, anche il costo elevato dell’abbonamento contribuisce a creare un deterrente per i consumatori, andando quindi a non fornire loro una vera libertà di scelta.

Per Noyb si tratta dell’ennesimo “tentativo di aggirare le leggi sulla privacy dell’Unione” da parte di Meta, dopo che la Corte di giustizia ha stabilito come il trattamento dei dati personali da parte di Meta per gli annunci personalizzati sia illegale e la multa da 390 milioni di euro sanzionata a Meta per questa violazione, da parte del Consiglio europeo per la protezione dei dati. L’autorità ha poi ordinato a Meta di chiedere il consenso agli utenti per l’uso dei dati personali e l’azienda ha risposto con questo stratagemma poco rispettoso delle regole.

Secondo le leggi europee, infatti, il consenso al tracciamento online e alla pubblicità personalizzata è valido solo se viene "dato liberamente". Questo per garantire che gli utenti rinuncino al loro diritto fondamentale alla privacy solo se messi nella condizione di farlo in maniera davvero libera, ma per tutte le ragioni già elencate il nuovo sistema “paga o accetta” di Meta non garantisce questa libertà. Oltre a violare le leggi, questa pratica è anche discriminatoria, dando accesso alla tutela della privacy solo a chi ha abbastanza risorse per permettersi di spendere 250 euro all’anno in un abbonamento per i social, mentre la esclude per chi ha redditi più bassi.

Fonte: Wired



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