Il Referendum del 20 e 21 settembre sembra dipendere dal grado di astensionismo

A differenza dei Referendum abrogativi il prossimo che si terrà a settembre è soltanto confermativo e non prevede il raggiungimento di un quorum, poiché per una riforma costituzionale è necessario che la maggioranza dei voti ritenuti validi abbiano espresso favore nei confronti della stessa.

Per questa ragione i favorevoli al NO confidano nell’astensionismo causato sia dal periodo autunnale, sia dall’emergenza sanitaria ancora in corso.

Si cerca di analizzare diversi trend sull’agire dell’elettorato, ci sarà una maggioranza che si asterrà a causa della percezione del Covid come ancora pericoloso o coloro che andranno a votare lo faranno perchè ritengono l’emergenza superata?

E, in questo caso, la decisione propenderà verso un voto a favore o contro?

In attesa dei dati ufficiali che giungeranno soltanto dopo l’effettiva votazione, si stima, secondo i dati passati, che una bassa affluenza favorisca quasi sempre il fronte più motivato.

Il Ministro Di Maio non perde occasioni per ricordare l’importanza del, la vittoria al referendum sarebbe un vero e proprio bottino politico per il M5S.

Coloro che spalleggiano il NO, invece, si dicono difensori del sistema democratico-rappresentativo, sostengono che non sia il numero dei rappresentanti il vero problema, bensì la definizione dei singoli ruoli.

Tanto è vero che nel dibattito in corso si parla ironicamente di ridurre a zero il numero dei rappresentanti così da “risolvere” il problema e risolvere l’intero sistema democratico.

I difensori del NO paragonano la difesa del sistema attuale alla difesa dell’Europa sullo scenario mondiale, prendendo come esempio l’operato di Trump che eludendo il valore delle decisioni congressuali assume sempre più potere personale.

Se dovesse vincere il Sì, il numero dei deputati e senatori si ridurrebbe a 345 unità; come precedentemente detto, a inizio estate i sondaggi davano nettamente in testa il Sì, però, recentemente la partita sembra aprirsi a nuovi orizzonti lasciando il campo ad una rimonta del No.

Tutto dipenderà dall’affluenza alle urne e, soprattutto da quanto riuscirà ad influire il Partito Democratico, ad oggi quello con maggiori divergenze interne.


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