Il crowdfunding promette bene, ma l’Italia è in ritardo sulle regole europee

Gli investimenti via crowdfunding crescono per il settimo anno consecutivo in Italia. Ci sono però delle ombre all’orizzonte. Prima di tutto a causa del ritardo italiano nell’adeguarsi alla nuova normativa europea sui fornitori di servizi di crowdfunding. Ma c’è anche altro. Andiamo con ordine.

Il mercato è in crescita, ma si vede qualche crepa

Il 20 luglio il Politecnico di Milano ha presentato l’annuale report sul crowdinvesting italiano e la buona notizia è che il comparto è cresciuto del 27% rispetto ai 12 mesi precedenti, arrivando a un valore di raccolta pari a €430,6 milioni di euro. Complessivamente sia l’equity (raccolta di capitale) sia il lending (prestiti tra privati oppure ad aziende) crescono, anche se per la prima volta si registra una flessione nel mercato. Infatti, confrontando gli ultimi sei mesi del 2021 con i primi sei del 2022 il report dell’osservatorio crowdinvesting ha identificato una chiara flessione (-39.1%) della raccolta per le campagne di equity crowdfunding non in campo immobiliare.

“Riscontriamo un segno meno per la prima volta in sette anni - ha dichiarato Giancarlo Giudici, direttore scientifico dell’Osservatorio crowdinvesting -. Nei prossimi mesi sarà importante continuare a misurare il mercato per capire se sia trattato di un caso isolato oppure di un trend. Di sicuro molti fattori esterni, come l’inflazione e la crisi economica, possono aver facilitato questa performance negativa, ma è presto per trarre conclusioni”.

Tornando ai numeri del report, il segmento che è cresciuto di più è stato quello dei mini bond, che ha raccolto oltre 37 milioni di euro, con un +68,7% rispetto ai 12 mesi precedenti. Crescono con forza anche i prestiti tra persone fisiche arrivati a 65,5 milioni di euro, con un incremento del 51,7% e i prestiti su progetti immobiliari (83,15 milioni raccolti e un +56,7% messo a segno). L’immobiliare è un settore in costante ascesa e relativamente recente nel mondo del crowdfunding italiano. Aumentano, infatti, sia la raccolta complessiva, sia il numero di piattaforme attive. Anche se alla fine il grosso del mercato del lending immobiliare, che è quasi il doppio di quello in equity, lo fanno solo quattro piattaforme: Rendimento Etico, Recrowd, Trusters e Re-Lender.

Image fonte Wired


Sulle regole europee del crowdfunding l’Italia arriva in ritardo

Il Belpaese non ha ancora recepito le indicazione di un regolamento del 2020, designando l’autorità che deve riconoscere le autorizzazioni alle piattaforme del settore

Il ritardo italiano nella corsa europea

Durante la presentazione del report del Politecnico si è discusso molto anche della nuova normativa europea sui fornitori di servizi di crowdfunding e del ritardo italiano nel metterla in pratica. Il regolamento, infatti, è entrato in vigore a novembre 2021. Il periodo transitorio di un anno sarebbe dovuto terminare il 10 novembre di quest’anno. Ma lo scorso 12 luglio la Commissione europea - dopo un parere dell’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati - ha deciso di prorogare di un anno l’entrata in vigore del regolamento, spostando il traguardo a novembre 2023. Questa mossa ha salvato - almeno temporaneamente - le piattaforme italiane. 

L’Italia, infatti, non è stata ancora in grado di definire quale sarà l’ente incaricato di concedere le autorizzazioni alle piattaforme di crowdinvesting, autorizzazioni obbligatorie non solo per raccogliere soldi in Italia, ma anche in tutto il resto dell’Unione. Il nodo da sciogliere a livello governativo è la scelta tra Consob, che già sorveglia il settore dell’equity, Banca d’Italia e un eventuale ente terzo da creare appositamente. Se non si sceglie l’ente non è possibile concedere autorizzazioni, senza autorizzazioni bisogna chiudere e parliamo di almeno 90 portali. A meno di non rivolgersi a un altro paese europeo: come ha già fatto con successo il colosso inglese Crowdcube, che ha ottenuto l’autorizzazione in Spagna ed è quindi ora pronto a espandersi in tutto il mercato unico.

“La decisione del rinvio di un anno è stata inevitabile - ha spiegato durante la presentazione del report Diego Valiante, funzionario della Direzione generale Stabilità finanziaria, servizi finanziari e Unione dei mercati dei capitali della Commissione -. Ci risulta che circa l’80% delle piattaforme e degli Stati membri non sarebbe stato in grado di rispettare la scadenza iniziale del 2022. Senza rinvio si sarebbe creato un grave danno a tutto il settore. Ma non potranno esserci altri rinvii. Ora la data del 10 novembre 2023 diventa tassativa. Chi non avrà le carte in regola per quella data non potrà più operare”.

Un dettaglio non da poco, perché per ottenere l’autorizzazione non basta chiederla, ci vuole tempo. Non si sa bene quanto, ma probabilmente diversi mesi. “L’Olanda a maggio ha chiuso le domande di autorizzazione, così da essere certi di poterle evadere prima di novembre - racconta Francesca Passeri di European Crowdfunding Network -. È necessario che le istituzioni italiane non perdano altro tempo a discutere di procedure e dettagli, perché la competizione internazionale è già iniziata. A breve arriveranno altri grandi operatori dagli Stati Uniti e dall’Asia. Tutti i paesi europei devono mettere i propri operatori in condizione di poter competere, secondo quanto stabilito dal nuovo regolamento”.


Fonte: Wired

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