Il metaverso di Zuckerberg inizia a prendere forma, ma siamo sicuri che ci piaccia?

Gli annunci più importanti dell’ultimo Meta Connect (l’evento durante il quale l’azienda di Mark Zuckerberg fa il punto della situazione e mostra le ultime novità) sono fondamentalmente tre. Prima di tutto, nel metaverso di Meta adesso potremo avere le gambe e non saremo più dei torsi fluttuanti nello spazio. Un annuncio che è stato inevitabilmente accolto con qualche ironia (e lo stesso Zuckerberg l’ha infatti preso in maniera scherzosa), ma che comunque modifica in maniera non secondaria l’esperienza del movimento all’interno degli ambienti immersivi di Horizon Worlds (una sorta di social network 3D e immersivo all’interno del quale ci spostiamo con i nostri avatar).

L’avatar di Zuckerberg META - Fonte Wired

L’altro annuncio rilevante è senza ombra di dubbio il lancio del visore per la realtà virtuale Quest Pro, il cui prezzo sarà elevatissimo (quasi 1.800 euro), integrerà anche la realtà aumentata (che permette di sovrapporre degli elementi digitali al mondo che ci circonda) e potrebbe avere – secondo alcune analisi – degli scopi soprattutto professionali

L’aspetto più importante in assoluto – da un punto di visto economico e di prospettiva a lungo termine – sono però le tante partnership che sono state annunciate: Microsoft permetterà di utilizzare Teams e la suite di Office all’interno degli uffici virtuali di Horizon Workrooms (il “metaverso” dedicato al lavoro), Adobe creerà un pacchetto di programmi utilizzabili all’interno degli ambienti di Meta e più avanti dovrebbe avvenire anche un’integrazione con Zoom (senza dimenticare la partnership con Accenture).

Collaborazioni in corso

L’importanza di queste partnership non può essere sottovalutata, perché sembra porre le basi per la creazione di un ambiente virtuale aperto, non limitato alle infrastrutture create da Meta e all’interno delle quali possono essere ospitate altre realtà, avvicinando così quella prospettiva di vero e proprio metaverso per la quale è richiesto che svariate esperienza create da realtà differenti possano essere vissute nello stesso ambiente, spostandoci dall’una all’altra con lo stesso avatar e conservando i nostri beni digitali. (senza dimenticare la partnership con Accenture).

La novità è quindi importante. Ma allo stesso tempo ci obbliga a porci una domanda: è questo ciò che Mark Zuckerberg aveva in mente quando parlava del metaverso come di un “internet immersivo”? Se così fosse, ci troveremmo di fronte a un paradosso: a differenza della rete o del web tradizionale – che non sono di proprietà di nessuno – nel metaverso l’infrastruttura portante sarebbe di proprietà di Meta e tutte le altre realtà sarebbero soltanto ospiti della tecnologia offerta dalla società di Zuckerberg.

Per quanto stringere collaborazioni con altre realtà sia un passo avanti verso la creazione di un’esperienza più ricca e sfaccettata, siamo in territori lontanissimi da quel metaverso decentralizzato di cui lo stesso Zuckerberg aveva parlato nell’ottobre 2021. Per essere realmente decentralizzato, il metaverso – se e quando prenderà davvero forma – dovrebbe essere uno spazio interoperabile in cui i vari ambienti – Fortnite, Roblox, Horizon Worlds, Decentraland e quelli progettati da Nvidia, Microsoft, ecc. ecc. – sono indipendenti ma comunicanti tra di loro, consentendoci di spostarci dall’uno all’altro come oggi ci muoviamo da un sito all’altro grazie a un browser.

Un ambiente centralizzato

Al momento, la direzione sembra essere quella opposta: un ambiente centralizzato e proprietario in cui possono operare solo le realtà che stringono partnership commerciali. Insomma, il metaverso di Meta inizia a prendere forma, ma è una forma molto distante da quella che era stata fin dall’inizio auspicata. E che peraltro rischia di essere indebolita dalla prevedibile assenza dei più importanti attori del settore (a partire da Epic Games, società dietro a Fortnite che mira a costruirsi il suo, di metaverso).

Altri elementi che danno importanti indicazioni della forma che il metaverso prenderà è l’annuncio con cui Zuckerberg ha reso noto che Horizon Worlds sarà disponibile anche su computer e smartphone. “È un passo importante: una tacita ammissione del fatto che i visori in realtà virtuale non stanno decollando tanto rapidamente quanto ci si sarebbe aspettato - scrive la Mit Tech Review -. Senza una massa critica di persone che comprendono che aspetto abbia il metaverso o che cosa sia, Meta non può sperare che il suo prodotto venga adottato”.

La domanda, però, sorge spontanea: perché Meta dovrebbe avere successo nel fornire un prodotto che – rinunciando parzialmente alla realtà virtuale – assomiglia sempre di più al vecchio Second Life o a piattaforme semi-abbandonate come Decentraland o The Sandbox? Non aiuta a superare lo scetticismo il fatto che gli stessi dipendenti di Meta – come recentemente rilevato dal New York Times – si stiano mostrando molto scontenti della direzione intrapresa dall’azienda.

Mark Zuckerberg ha scommesso su questa visione del futuro e ce la sta mettendo tutta per convincerci delle sue infinite potenzialità. La sensazione, però, è che il suo metaverso – nonostante la recente introduzione delle gambe – sia ancora zoppicante.

Fonte: Wired

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