DeepSeek, come hanno reagito le big tech all’exploit di gennaio? Microsoft punta su ottimizzazione e riduzione dei prezzi

Chi ha paura di DeepSeek? Probabilmente gli investitori del settore dell’intelligenza artificiale. L’ascesa della startup cinese, che a gennaio ha lanciato il proprio modello di intelligenza artificiale open source R1, ha infatti sollevato più di qualche preoccupazione tra gli operatori del comparto, soprattutto rispetto alle enormi quantità di risorse che le Big tech hanno destinato negli ultimi anni alla tecnologia del momento in termini di investimenti.

Signage outside the Microsoft campus in Mountain View, California, US, on Tuesday, Jan 28, 2025.
Microsoft Corp. is scheduled to release earnings figures on January 29. Photographer: David Paul Morris/Bloomberg via Getty Images
Bloomberg/Getty Images - Fonte: Wired

Colossi come Microsoft e Meta hanno per esempio allocato decine di miliardi di dollari sui loro progetti di AI. OpenAI, Oracle e SoftBank hanno annunciato in pompa magna alla presenza del presidente degli Stati Uniti Donald Trump la nascita di Stargate, che già prevede piani per investire fino a 500 miliardi di dollari entro il 2028. Cifre lontanissime dai circa sei milioni di euro che DeepSeek afferma di aver impiegato per sviluppare il proprio modello. Come si traduce tutto questo dal punto di vista strategico per le Big Tech mondiali?

Microsoft

La prima risposta arriva da Microsoft (che, peraltro, nei giorni scorsi ha accusato DeepSeek di furto di dati). Azure, la piattaforma di cloud computing del colosso di Redmond, ha infatti registrato un rallentamento nella propria crescita trimestrale. Tale segnale ha allarmato non poco gli investitori, che l’hanno immediatamente ricollegato all’exploit di DeepSeek. Nel dettaglio, i ricavi di Azure sono aumentati solo (si fa per dire) del 31%, il 3% in meno rispetto al trimestre precedente, attestandosi nella fascia bassa delle previsioni iniziali. Nell’unità intelligent cloud aziendale, che include la stessa piattaforma, i ricavi sono saliti a 25,5 miliardi di dollari a fronte di aspettative pari a 25,8. Il valore delle singole azioni di Microsoft è, invece, sceso di 14,67 dollari, un calo pari al 3,3%.

In generale, Microsoft è stata protagonista di ingenti investimenti in OpenAI e ha utilizzato la tecnologia della società di San Francisco per alimentare diversi dei propri prodotti, come per esempio Copilot, l’assistente tuttofare di Windows basato sull’intelligenza artificiale generativa e capace di fornire per esempio servizi come la trascrizione e i riepiloghi di videochiamate.

Anche per questo, per la società amministrata da Satya Nadella, così come per altre Big Tech, l’ultima settimana di gennaio si era aperta con un brusco calo in borsa, legato proprio al successo di R1 e di DeepSeek. Una ripresa si era segnalata invece il 29 gennaio, come conseguenza delle nubi sparse sulla startup cinese dall’indagine dello stesso colosso di Redmond e di OpenAI circa una possibile appropriazione illecita di alcuni dati di quest’ultima da parte di un gruppo collegato alla società cinese.

L’altro lato della medaglia racconta però di una Microsoft che prova a tenere il passo. L’offerta di Azure è stata infatti già comunque implementata con DeepSeek e investimenti per circa 80 miliardi di dollari saranno destinati alla realizzazione di data center utili a supportare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale generativa.

"Stiamo lavorando duramente - ha spiegato l’amministratore delegato di Microsoft Satya Nadella - su tutte le ottimizzazioni software. Non solo sulle ottimizzazioni che sono arrivate grazie a ciò che ha fatto DeepSeek, ma su tutto il lavoro che abbiamo svolto per ridurre i prezzi dei modelli Gpt nel corso degli anni, in partnership con OpenAI".

Il prossimo 4 aprile, il colosso di Redmond festeggerà intanto i suoi primi 50 anni di attività. Correva infatti l’anno 1975 quando Bill Gates e Paul Allen fondarono Microsoft, ignari che sarebbe diventata una delle aziende tecnologiche più importanti e influenti al mondo. Tutto ebbe inizio quando i due giovani programmatori svilupparono un linguaggio interprete per l’Altair 8800, un programma che permetteva di tradurre il linguaggio di programmazione Basic in istruzioni comprensibili per il computer, rendendo la programmazione più accessibile agli utenti.

Fonte: Wired

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